“Scrivere” viene definita come l’azione che permette di tracciare su carta o un’altra superficie dei segni grafici convenzionali tali da poter essere poi interpretati da chi ne conosce il sistema.
La scrittura a mano è una delle attività principali nella vita di uno studente e occupa circa il 30-60% della sua giornata scolastica rendendola un’occupazione significativa e fondamentale. Per essere funzionale i tratti grafici non dovrebbero richiedere molta energia e il risultato finale deve essere una scrittura leggibile, rapida e fluida, facilmente interpretabile e valutabile.
Ma quante volte abbiamo sentito frasi come “che bella/brutta scrittura che hai” o “devi impegnarti di più, non sei motivato” o “devi cambiare impugnatura” o “che disordinati questi quaderni”?
Per alcuni ragazzi, pertanto, l’attività di scrittura può essere un’azione impegnativa e una sfida quotidiana con impatto notevole sulla loro partecipazione.
Scrivere a mano è un processo complesso che coinvolge molti aspetti (motori, cognitivi, visivi, sensoriali…) ed è un apprendimento graduale che inizia già nei primi anni di vita. L’apprendimento della scrittura a mano richiede non solo un’impugnatura corretta dello strumento scrittorio, come comunemente si può pensare, ma anche un buon controllo posturale, adeguate abilità di destrezza manuale, fine e grosso motorie; un’adeguata coordinazione oculo-manuale e percezione visiva; delle adeguate competenze cinestetiche e infine l’attivazione di processi attentivi come le funzioni esecutive.
Tuttavia, non solo fattori intrinseci legati alle competenze personali, ma anche fattori più estrinseci legati invece al metodo di insegnamento, a fattori culturali e familiari possono facilitare o ostacolare l’apprendimento di una scrittura a mano efficace e funzionale. Per esempio il tipo di istruzioni date, il tempo dedicato all’esercizio o l’esposizione e l’allenamento in abilità di vita quotidiana che possono sviluppare le competenze grafomotorie.
Negli ultimi anni, tuttavia, si sta osservando un aumento delle nuove tecnologie digitali e in particolare un maggior utilizzo di tali innovazioni in tutti gli ambienti di vita dei ragazzi. Questi nuovi strumenti digitali sicuramente attirano e aumentano la motivazione degli studenti nelle attività di scrittura e di studio ma le ultime evidenze scientifiche hanno evidenziato che l’apprendimento della scrittura a mano sia molto più efficace. Esso infatti contribuisce ad attivare e sviluppare molte aree celebrali rafforzando non solo l’apprendimento motorio ma anche quello cognitivo legato ad esempio ai processi di lettura, memoria, attenzione, concentrazione, pianificazione e organizzazione spazio-temporale.
Disgrafia
Quando, però, la difficoltà di scrivere a mano diventa più severa e si inizia a parlare di “Disgrafia”, l’individuazione e l’utilizzo di strategie compensative, strumenti tecnologici e digitali si rivela molto importante e favorisce una maggior inclusione e benessere psicologico di molti alunni.
Con questo termine si identifica, infatti, un disturbo del neurosviluppo a carattere evolutivo che necessita di un intervento individualizzato, mirato e inclusivo. I parametri che permettono di individuare la disgrafia sono principalmente la leggibilità e la rapidità di scrittura, ma essa assume diverse sfaccettature in ogni bambino perché come abbiamo visto precedentemente il processo di scrittura è molto complesso e coinvolge vari aspetti.
I ragazzi con disgrafia, però, vedendo la propria produzione scadente e richiestiva dal punto di vista di dispendio energetico spesso si sentono frustrati, lamentano dolore e affaticamento, diminuiscono il loro senso di competenza e autostima e riportano difficoltà di apprendimento.
La terapia occupazionale, che pone il suo focus nel favorire una migliore partecipazione nei contesti di vita quotidiana, sostiene i bambini e ragazzi nell’apprendimento più efficace delle competenze grafomotorie fin dalla prima infanzia tramite interventi diretti o indiretti.
Tramite la valutazione in terapia occupazionale, che tiene conto di tutti gli aspetti motori, cognitivi e sensoriali che sottendono l’attività di scrittura, è possibile individuare i bambini a rischio, distinguere gli alunni con difficoltà grafomotorie da quelli disgrafici e fornire loro delle strategie utili e individualizzate promuovendo così un apprendimento più funzionale e talvolta più inclusivo.

